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Imposta sul Reddito Imprenditoriale, l'attesa continua

di Know How

in REDDITO
Tempo di lettura: 3 min

Introdotta nel 2017, l'IRI è stata rinviata al 2018 con efficacia spostata alla dichiarazione dei redditi 2019. Difficoltà per i piccoli imprenditori che, per usufruire delle agevolazioni previste, sono già passati al regime di contabilità ordinaria. 

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La Legge di Bilancio 2017 (legge n. 232/2016) aveva introdotto l’IRI, l'Imposta sul Reddito d’Impresa, che avrebbe dovuto avere i suoi effetti a partire dal 1° gennaio 2017 e che invece è stata rimandata al 1° gennaio 2018.

Che cos'è l'IRI

Si tratta di una tassazione proporzionale e separata del reddito d’impresa, con aliquota fissa del 24%, per la quale l’imprenditore può optare ed è applicabile dalle società di persone, S.n.c. e S.a.s., e dalle Ditte Individuali, in contabilità ordinaria; essa prevede la deducibilità, dalla base imponibile, delle somme prelevate dall’imprenditore e dai soci di società di persone e la concorrenza di tali somme alla formazione del reddito complessivo imponibile ai fini dell’IRPEF dell’imprenditore e dei soci.

Finalità dell'IRI

In sintesi, il nuovo sistema intende perseguire i seguenti effetti:

  1. tassare alla stessa aliquota tutte le forme d’impresa, indipendentemente dalla natura giuridica assunta;
  2. il reddito non distribuito è tassato sempre all’aliquota dell’imposta sulle società, che è generalmente inferiore all’aliquota marginale massima dell’imposta personale dell’imprenditore o dei soci;
  3. considera l’impresa come "separata" dall’imprenditore ed evidenzia il contributo lavorativo che quest’ultimo vi apporta;
  4. scindendo il reddito dell’impresa da quello dell’imprenditore, diviene possibile sgravare in modo sostanziale e percepibile il reddito reinvestito nell’impresa e mantenere una tassazione analoga a quella degli altri redditi da lavoro (dipendente o da pensione) sulla parte di reddito che l’imprenditore ritrae dall’azienda per soddisfare i propri bisogni;
  5. la tassazione del reddito d’impresa dei soggetti IRPEF, sia essa ad aliquota proporzionale IRI sia essa ad aliquota marginale IRPEF, resta idealmente riferibile in capo all’imprenditore ovvero ai soci in ragione della quota di partecipazione agli utili anche se versata dall’impresa o dalla società;
  6. risultano deducibili dal reddito d’impresa le somme prelevate dall’imprenditore nei limiti dell’utile di esercizio e delle riserve di utili assoggettate a tassazione sostitutiva negli anni precedenti.

I soggetti che possono accedere all'IRI

Ricapitolando, i beneficiari dell'Imposta sul Reddito Imprenditoriale possono essere:

  • imprenditori individuali,
  • società in nome collettivo,
  • società in accomandita semplice
  • S.R.L a ristretta base proprietaria che potevano optare per la trasparenza fiscale.

Da ribadire che le imprese in contabilità semplificata non possono adottare il regime sostitutivo dell’IRI, se non hanno prima provveduto ad adottare la contabilità ordinaria.

Come esercitare l'adozione dell'IRI

La scelta di optare per l'Imposta sul Reddito Imprenditoriale, va esercitata nel modello Unico, con effetto dal periodo d’imposta cui è riferita la dichiarazione.
L'adozione dell'IRI vincola l'impresa per 5 anni ed è rinnovabile, anche se la norma non chiarisce se il rinnovo vale un anno oppure per altri 5 anni.

Vantaggi e svantaggi dell’IRI

Grazie a questo nuovo metodo di tassazione del reddito imprenditoriale è possibile mettere in evidenza la parte di reddito che viene reinvestita nell’impresa, da quella che resta al professionista, così da poter avere una tassazione simile a quella applicata sul reddito da lavoro dipendente o pensione. Il vantaggio principale è quello di eguagliare la tassazione IRPEF delle persone fisiche, a prescindere dal diverso tipo di lavoro effettuato e distinguere il reddito d’impresa da quello del professionista.
Va evidenziato però che nel calcolare la convenienza della nuova IRI, bisogna tenere conto di diversi fattori, quali addizionali all’Irpef, presenza di detrazioni personali, altri redditi dell’imprenditore, inoltre chi dovesse prelevare un importo consistente degli utili per impiego personale (è il caso degli imprenditori individuali che vivono del proprio lavoro) potrebbe avere una scarsa convenienza a scegliere l’IRI, proprio perché gran parte del reddito cadrebbe comunque sotto la tassazione ordinaria.

Ultimo fattore da considerare è che l’IRI essendo riservata solo a chi esercita attività d’impresa in contabilità ordinaria, le imprese in contabilità semplificata che dovessero scegliere il nuovo regime dovrebbero rinunciare ai vantaggi in termini di adempimenti e di tenuta dei registri per poter accedere alla tassazione proporzionale.

Il rinvio al 2018

Le esigenze di cassa e di tenuta dei conti della finanza pubblica hanno indotto il Governo a chiedere ed ottenere dal Parlamento il rinvio di un anno dell'IRI, attraverso l'approvazione dell'ultima Legge di Bilancio. Dunque, al momento, l'efficacia di questa nuova forma di tassazione dovrebbe produrre i suoi effetti a partire dall'anno di imposta in corso. Il condizionale è d'obbligo, poichè su queste tipologie di finanza agevolata si è giocata una partita importante durante la campagna elettorale; bisognerà vedere se il nuovo Governo farà decollare definitivamente l'IRI o troverà soluzioni alternative.
Sicuramente questo slittamento e il clima di incertezza rischiano di mettere in difficoltà tutti quei piccoli imprenditori che preventivamente, e già dall'anno scorso, hanno adottato la contabilità ordinaria senza poter ancora beneficiare dell'Imposta sul Reddito Imprenditoriale.

 

 

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impostesocietaagevolazioniirpefiriimpresa

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