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Risparmiometro, il Grande Fratello sui conti correnti

Risparmiometro, il Grande Fratello sui conti correnti

Quanto hai in banca? Quanto c'è sul conto corrente? È coerente con la dichiarazione dei redditi? Domande da Risparmiometro, il nuovo strumento dell'Agenzia delle Entrate per tenere sotto controllo giacenze "sospette" di denaro. Una seccatura? Controlli troppo invadenti? Ecco come funziona.



Fisco spione? Eccolo qua: è stato battezzato Risparmiometro ed è uno strumento di controllo dell'Agenzia delle Entrate sui soldi che abbiamo in banca. Introdotto dal governo Monti con il decreto Salva-Italia, ma che solo adesso diventerà operativo, consentirà all'Agenzia delle Entrate di controllare tutti i conti correnti degli italiani, senza eccezioni. È stato pensato come strumento anti evasione fiscale che, insieme a redditometro e spesometro, dovrebbe rilevare eventuali "anomalie".

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Risparmiometro: cos'è e come funziona?

Il Risparmiometro, come detto, è un nuovo strumento di controllo dell'Agenzia delle Entrate. Un algoritmo mette in relazione quanto dichiarato nella dichiarazione dei redditi con i risparmi che abbiamo sul conto corrente. Il presupposto è chiaro: se in sede di dichiarazione viene dichiarato un certo reddito e in banca c'è una quantità di denaro incompatibile con quanto guadagnato, scattano i controlli. Questa differenza, per essere considerata rilevante, deve presentare un scostamento superiore al 20% tra quanto dichiarato e quanto tenuto sul conto corrente. Una differenza superiore al 20% è da considerarsi “sospetta”. Se da una parte queste verifiche, abbastanza invasive, sono in grado di smascherare i furbetti, dall'altro potrebbero mettere in imbarazzo tanti contribuenti onesti che potrebbero essere chiamati a rendere conto di eventuali somme di denaro ricevute in regalo.

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Risparmiometro: cosa controlla?

Questo nuovo strumento di verifica, già attivo, in via sperimentale, per i contribuenti italiani e anche per le aziende, effettua i controlli su:

  • Conti correnti;
  • Conti deposito;
  • Carte di credito;
  • Titoli di stato;
  • Obbligazioni;
  • Azioni;
  • Rapporti fiduciari;
  • Polizze assicurative;
  • Fondi pensione;
  • Fondi di gestione collettiva del risparmio;
  • Libretti postali;
  • Buoni fruttiferi.

Attraverso l'esame di tutti questi rapporti finanziari, viene ricostruita la situazione reddituale dei contribuenti. In caso di situazioni "sospette", l'Agenzia delle Entrate convoca il contribuente ad un contraddittorio preventivo: in questa circostanza è necessario dare spiegazioni al funzionario del fisco sulla natura del denaro depositato in banca. Se le motivazioni non dovessero risultare convincenti, si passa allo step successivo: l'accertamento fiscale.

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Risparmiometro: differenze con spesometro e redditometro

Il Risparmiometro completa la "trilogia" con la quale l'Agenzia delle Entrate mette sotto la lente d'ingrandimento i redditi degli italiani. Gli altri due strumenti, oltre al Risparmiometro, sono i più noti Spesometro e Redditometro. Riassumendo schematicamente:

  • lo Spesometro confronta quanto guadagnamo con quanto spendiamo, con il presupposto che non possiamo spendere più del nostro reddito dichiarato;
  • il Redditometro mette in relazione il valore dei beni posseduti con i redditi dichiarati: sarebbe strano se avessimo una Ferrari e una busta paga di 1000 euro al mese;
  • il Risparmiometro, infine, confronta i redditi dichiarati con i risparmi depositati in banca.

Controlli troppo invadenti? Può darsi. Va da sé che i bravi contribuenti non hanno nulla da temere, se non magari qualche imbarazzante seccatura. I meno virtuosi, magari, qualche preoccupazione in più adesso ce l'hanno. 

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