-->

WhatsApp da codice penale: il revenge porn

di Know How

in LEGALE
Tempo di lettura: 2 min

Vendette, ricatti, cyberbullismo: tutte piaghe sociali, che spesso corrono su smartphone tra risate e drammatica indifferenza. Tra le più crudeli pratiche c'è quella di diffondere immagini o video dell'ex partner in atteggiamenti intimi: si chiama revenge porn e adesso è un reato.

Condividi su

Lo smartphone è una risorsa straordinaria: ci permette di essere costantemente in contatto con tutti, grazie ai social come Facebook e Instagram e ai sistemi di messaggistica istantanea e di chat come WhatsApp. Proprio le chat sono il mezzo di diffusione più rapido e virale di immagini e video, di meme e file audio. Tutti quanti noi abbiamo gruppi WhatsApp, ai quali partecipiamo più o meno attivamente, pieni zeppi di foto e di video: il materiale in questione circola rapidamente da uno smartphone all'altro e spesso i contenuti da divertenti possono diventare anche "borderline". La rapidità con la quale assorbiamo in maniera bulimica tutte queste foto, ma soprattutto tutti questi video, spesso non ci fa rendere conto che dietro alcuni di questi può esserci la sofferenza o la vergogna di coloro che, loro malgrado e contro la loro volontà, ne sono protagonisti e oggetto di risate, scherno, ludibrio. Una delle pratiche più crudeli è la diffusione di video hot, le cui vittime inconsapevoli si ritrovano rapidamente sugli smartphone di mezza Italia: è il "revenge porn" che, recentemente, è stato riconosciuto come reato.

Leggi anche > > > Perdere il lavoro al tempo dei social network

Il revenge porn, una nuova fattispecie di reato

Nell'ambito delle “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere", la Camera dei deputati ha approvato l'emendamento sul "revenge porn", che troverà collocazione nell'art. 612-ter del Codice Penale. La norma prevede che chiunque pubblichi o diffonda immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con una multa che va da 5 mila a 15 mila euro. Il reato viene commesso non solo da chi ha in possesso il "materiale originale" e dolosamente lo diffonde, ma anche da chi, avendo ricevuto le immagini o il video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento. Occhio quindi alla leggerezza e all'indifferenza con la quale inoltriamo materiale "delicato" su altri dispositivi: una risata indifferente può costare molto caro. Le pene sono ancora più severe se a commettere il reato sono l'ex coniuge, l'ex partner o chiunque sia stato legato da una relazione affettiva alla persona offesa. Il reato di revenge porn è punibile in seguito a querela della persona offesa, che ha 6 mesi di tempo per proporla.

Leggi anche > > > Due spunte blu su WhatsApp: sei fuori!

WhastApp, il web e la banalità del male

La nuova norma sul revenge porn, che verrà inserita nel Codice Penale, non sarà esente dal dibattito giurisprudenziale sulla sua corretta applicazione e sull'interpretazione di tutte le sue sfumature. Al momento non ci interessa scendere nei tecnicismi; invece ci preme sottolineare l'importanza di un primo passo nel combattere una piaga sociale come il revenge porn. Questa, come altre pratiche malsane tipiche dei nostri tempi, si nutrono e si diffondono in maniera virale grazie a due fattori: il primo è il mezzo utilizzato. Il web, e soprattutto piattaforme di messaggistica istantanea come WhatsApp, rendono rapida ed incontrollata la diffusione di qualsiasi contenuto. Il secondo fattore è rappresentato dalla nostra indifferenza e dalla nostra totale apatia, nel suo significato originario di mancanza di partecipazione e di interesse sul piano affettivo e intellettivo, quando utilizziamo lo smartphone. Tutto finisce nello stesso calderone: gattini, violenza, meme, pornografia, sport. E tutto si mischia e diventa normale. Ma dietro un video apparentemente divertente può esserci la sofferenza reale di una persona, oggetto di bullismo, scherno, ricatti e violenza psicologica. Dunque attenzione a trattare certi contenuti: si può arrecare del male senza essere malvagi e, per dirla alla Hanna Arendt, spesso non è necessario essere perversi o sadici: è sufficiente essere spaventosamente normali.

Sei un professionista e vuoi scrivere un articolo come questo? I contenuti pubblicati sul blog rappresentano uno dei tanti servizi messi a disposizione dei professionisti. Vuoi saperne di più? Visita Know How per maggiori informazioni.

 

 

 

 

 

Tag

codicepenaledirittiprivacytelecomunicazionisocial

Condividi

Commenti 0

Sei un Knower? Effettua il login per lasciare un commento!




Scrivi tu il primo commento a questo articolo!

Tieniti aggiornato
iscriviti alla newsletter


Potrebbe interessarti anche...



Oggi parlo di LEGALE