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Non paghi il meccanico? Dì addio all'auto!

di Know How

in LEGALE
Tempo di lettura: 2 min

Si chiama diritto di ritenzione ed è il diritto, ad esempio, del meccanico a non restituire l'auto al cliente che non paga; è un metodo che l'ordinamento concede al creditore come mezzo di persuasione nei confronti del creditore. Attenzione, però, a non esercitare un'appropriazione indebita!

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Hai un'officina di autoriparazioni e hai dei clienti che fanno storie nel pagarti il lavoro? Puoi rifiutarti di restituire l'auto per indurre la controparte a corrispondere quanto dovuto. D'accordo, nessuno può farsi giustizia da solo; il caso appena descritto, infatti, rientra in alcuni casi particolari e tassativi previsti dall'ordinamento e si chiama diritto di ritenzione, un rimedio concesso al creditore insoddisfatto che sia in possesso di un bene del debitore.

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Il diritto di ritenzione: di cosa si tratta?

Come già spiegato, il diritto di ritenzione è la facoltà che l'ordinamento concede al creditore insoddisfatto di trattenere in proprio possesso un bene del debitore: lo prevede l'art. 2756 del Codice Civile, secondo cui "i crediti per le prestazioni e le spese relative alla conservazione o al miglioramento di beni mobili hanno privilegio sui beni stessi, purché questi si trovino ancora presso chi ha fatto le prestazioni". Quindi, nel caso in cui non abbia ottenuto piena soddisfazione della propria pretesa, il meccanico può vantare il cosiddetto "diritto di ritenzione" nei confronti del'auto: un diritto in virtù del quale egli è legittimato alla trattenuta presso di sè della cosa che, di regola, dovrebbe essere invece restituita al legittimo proprietario. Si tratta chiaramente di un metodo finalizzato ad esercitare pressione sul debitore, per indurlo all'adempimento del suo debito. 
Se il cliente non paga mai, il meccanico deve rivolgersi ad un giudice, presentare un decreto ingiuntivo contro il debitore, notificarglielo, far passare 40 giorni e poi avviare il pignoramento. Con il pignoramento, l'auto viene venduta all'asta, salvo che il creditore chieda l'aggiudicazione diretta del mezzo, diventandone proprietario.

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Diritto di ritenzione, quando applicarlo?

Il diritto di ritenzione può essere applicato nelle ipotesi tassativamente previste dalla legge: l'esempio più calzante è quello già descritto del meccanico o del carrozziere che trattengono l'auto del cliente insolvente presso la propria officina. Allo stesso modo il diritto di ritenzione può essere esteso a qualsiasi tipo di riparazione artigianale oppure venire applicato, ad esempio:

  • dall'usufruttuario nei confronti del proprietario che non saldi le spese sostenute dal primo per il mantenimento della cosa in usufrutto;
  • dallo spedizioniere nei confronti del mandante nel contratto di trasporto;
  • dall'albergatore sui beni degli ospiti sino a che il conto non sia saldato.

Non hanno facoltà di avvalersi del diritto di ritenzione i professionisti che non vedano soddisfatte le proprie parcelle: dunque l'avvocato, il commercialista o il medico non possono legittimamente trattenere rispettivamente documenti, libri contabili o esami clinici del proprio cliente/paziente.

Diritto di ritenzione o appropriazione indebita?

Il diritto di ritenzione ha un presupposto fondamentale: il collegamento funzionale tra bene e credito. Dunque è vietato trattenere un bene del debitore per crediti che non siano legati a quel bene. 
Attenzione, poi, a non trasformare il proprio diritto di ritenzione nel reato di appropriazione indebita: il diritto di ritenzione deve concretizzarsi in una semplice non restituzione. Ogni altra azione che non sia quella di trattenere in custodia il bene è da ritenersi illegittima oltre che illegale: il meccanico, ad esempio, non può disporre dell'auto come se ne fosse il proprietario, usandola o addirittura rivendendola per soddisfare il proprio credito. In questi casi si integra il reato di appropriazione indebita, perseguibile a querela con un termine di prescrizione di sei anni.

 

 

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