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Aprire uno studio Odontoiatrico: 7 domande su come farlo

di Redazione

in FARE IMPRESA
Tempo di lettura: 2 min

Aprire uno studio Odontoiatrico non è complicato da un punto di vista burocratico ma sono tanti gli adempimenti a cui fare attenzione. Cosa serve per aprire uno studio in un condiminio? Quali sono gli adempimenti come libero professionista? Cosa fare per poter utilizzare la radiografia?

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L’apertura di uno studio odontoiatrico è un ottimo step per chi vuole avviare un’attività d’impresa in proprio, una scelta che per molte persone avviene in maniera naturale dopo aver passato tanti anni di gavetta nello studio di qualche altro dentista.

Inutile dire che i requisiti per l’apertura di uno studio dentistico si suddividono in due gruppi: quelli professionali e quelli d’impresa.

I requisiti professionali sono quelli che si acquisiscono attraverso uno specifico percorso di formazione. Il percorso per diventare dentista non è affatto semplice, è piuttosto lungo e per questo richiede una grande motivazione.

 

Come si diventa dentisti?

La strada per diventare dentista inizia con il conseguimento della laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, un percorso universitario della durata di 6 anni che è presente in oltre 30 istituti italiani. Attenzione perché si tratta di una laurea a numero chiuso, che necessita del superamento di un test di ingresso. Al termine del percorso di studi è previsto un tirocinio pratico formativo che precede l’esame di abilitazione composto da prove teoriche e pratiche. Infine, vi è l’iscrizione all’Albo degli odontoiatri della provincia di residenza con cui si ottiene anche l’iscrizione all’ENPAM. Per farlo, bisogna presentare domanda di iscrizione all’Ufficio preposto dell’Ordine dei medici-chirurghi e degli odontoiatri. A questo punto le possibilità sono due:

  1. Aprire direttamente il proprio studio dentistico;
  2. Iniziare a lavorare presso lo studio di professionisti esperti, per acquisire maggiore esperienza.

 

In quali strutture posso operare come dentista?

La legge stabilisce che i dentisti possono operare sia in studi privati che in strutture quali case di cura o poliambulatori.

 

Voglio aprire uno studio dentistico in un condominio, posso farlo?

Assolutamente sì, ma è bene ricordare che ci sono delle verifiche da fare. Innanzitutto la destinazione d’uso dell’Immobile dev’essere A10, ovvero Uffici e Studi Privati. Poi è necessario ottenere l’autorizzazione condominiale. Fatto questo non vi sono particolari regole sull’apertura, a meno che non previsto dalla normativa regionale o comunale?

 

Come libero professionista quali adempimenti dovrò sostenere?

Innanzitutto è necessaria l’apertura di una posizione IVA e l’acquisto, per il possesso, dei relativi libri contabili. Poi sarà necessario rispettare la normativa relativa alla pubblicità sanitaria e all’utilizzo di targhe identificative.

 

Quali sono le problematiche tecniche più comuni?

Il professionista che decide di aprire uno studio dentistico dovrà sicuramente accertarsi di rispettare tutte le norme sulla salute e la sicurezza sul lavoro (Legge 626/94), le norme antincendio e possedere un impianto elettrico adeguato alla Legge 46/90, visto che gli studi dentistici sono considerati come ambulatori medici del tipo A.

 

È vero che l’installazione di un apparecchio radiografico comporta adempimenti aggiuntivi?

Si è vero, la presenza di un apparecchio radiografico è tenuto sotto osservazione dalla normativa vigente. Infatti la prima cosa da fare è comunicare almeno 30 giorni prima dell’entrata in funzione, la presenza dell’apparecchio alla ASL competente, ai Vigili del Fuoco e all’Ispettorato Provinciale del Lavoro. Per ogni tubo radiogeno installato, va pagato un premio assicurativo INAIL. Poi vi è la tassa regionale per apparecchi con tensione inferiore a 100 Kvolt e la nomina di un esperto qualificato (D. Legs. n° 230/1995 modificato dal 187/2000 e dal 241/2000).

 

Quali sono gli altri adempimenti?

Lo studio dentistico produce anche rifiuti sanitari considerati pericolosi, per questo è necessario stipulare un contratto con una ditta autorizzata allo smaltimento dei rifiuti speciali e/o pericolosi. Bisogna dichiarare anche il possesso di farmaci e materiali necessari in caso di emergenze sanitarie ed essere in regola con la conformità dei dispostivi medici in uso rispetto alla normativa vigente.

 

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