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Turismo durante il coronavirus: le linee guida dell’Unione Europea

di Redazione

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Tempo di lettura: 3 min

L’Unione Europea ha emanato un documento che offre delle linee guida per tutti gli Stati membri, chiamate ad emanare, nelle prossime settimane, dei protocolli operativi similmente quanto fatto con altre attività lavorative. Facciamo il punto su cosa dice l’Europa.

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Il turismo in Italia gioca un ruolo strategico per l’economia nazionale. Basta pensare che al turismo si ascrivono il 6% degli occupati italiani, parliamo di oltre 4 milioni e 200 mila persone, mentre il valore dell’intera filiera è pari al 13% del PIL. Numeri importanti, che non consentono di improvvisare in questa fase pandemica da coronavirus.

 

I protocolli di sicurezza

Così come già avvenuto per le altre attività lavorative, anche in questo caso si attendono nelle prossime settimane i protocolli che dovrebbero indicare in che maniera tornare a lavorare in completa sicurezza. Ne abbiamo parlato sia per quanto riguarda il protocollo nazionale generico che per le attività legate al benessere e cura della persona.

Leggi anche >>> Coronavirus e lavoro: il protocollo per le aziende

 

Le linee guida dell’Europa?

Pur avendo completa autonomia nelle scelte, gli Stati membri dell’Unione Europea sono chiamati ad organizzare una ripartenza del turismo che abbia rispetto di alcune linee guida, per evitare, come molti stanno già sottolineando, che la riapertura del turismo possa trasformarsi in una giungla all’accaparramento dei turisti.

In generale, l’Unione Europea sottolinea che qualsiasi fase di riapertura dovrebbe seguire alcuni principi generali, come attendere che il livello di rischio sia sceso fino al valore più basso possibile e che gli ospedali si siano alleggeriti al punto tale da garantire la massima disponibilità di posti letto nei centri turistici.

Altri aspetti generali da valutare sono la capacità di offrire una sorveglianza attiva sullo stato di diffusione nelle zone turistiche, la capacità di saper rispondere in tempi rapidi ad un’eventuale aumento di casi e la disponibilità di test per la verifica sullo stato di salute dei turisti e della popolazione locale.

 

L’importanza della comunicazione

Il documento dell’Unione Europea, disponibile direttamente dal sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Governative, dedica un paragrafo intero all’importanza della comunicazione. Il motivo è presto detto:

  1. Il turismo implica che vi sia l’incontro tra persone di lingua differente;
  2. Il turismo implica che ci si sposti tra diverse nazioni, con situazioni molto differenti in termini di diffusione del coronavirus.

Per questi ed altri motivi, l’Unione Europea consiglia di fare in modo che vi sia grande attenzione verso la comunicazione fornita ai turisti in arrivo rispetto alle condizioni della diffusione nel paese di arrivo.

Importante favorire la comunicazione sui canali digitali, cercando di anticipare il più possibile le informazioni fondamentali al momento precedente la partenza. Ovvero evitare che il turista abbia bisogno di arrivare in Italia prima di scoprire di essere in una zona a rischio.

Inoltre gli Stati membri devono predisporre un protocollo dedicato alla gestione di eventuale persone provenienti dall’estero che si infettano sul territorio nazionale, avendo cura anche verso la comunicazione con le relative ambasciate o i relativi governi di appartenenza.

 

Le linee guida per gli Hotel e le altre strutture ricettive?

Anche in questo caso il documento della Commissione Europea ha dedicato un paragrafo alla gestione delle riaperture per le strutture ricettive come ad esempio gli Hotel, dove la normale frequentazione da parte dei clienti potrebbe mettere a rischio le politiche di contenimento del coronavirus da parte degli Stati membri, essendo gli Hotel, e le strutture ricettive in genere, dei luoghi ad alto affollamento e condivisione di zone comuni.

Nello specifico viene raccomandato che:

  1. I protocolli predisposti dagli Stati membri siano personalizzati e commisurati alle dimensioni delle singole strutture ricettive;
  2. L’attuazione dei protocolli deve essere garantita anche con il supporto statale;
  3. Particolare attenzione andrà riservata alle strutture ricettive solitamente dedicate alle vacanze di breve durata, dove l’osservazione dei protocolli potrebbe essere più difficoltosa;
  4. Le misure di tutela dei lavoratori e degli ospiti dovrebbero essere rivalutate periodicamente, alla luce della situazione nazionale e locale;
  5. Favorire, nel momento in cui diventano disponibili, soluzioni più efficaci sia in termini di risultato che di costi, soprattutto per le PMI;
  6. Stabilire preventivamente un piano di azione in caso di contagio;
  7. Predisporre la dovuta formazione per tutti i dipendenti;
  8. Fornire adeguata comunicazione agli ospiti;

A questi criteri si sommano quelli già ampiamente adottati quali uso di mascherine, guanti, distanziamento sociale e tutte le normali misure utili a contenere la diffusione del virus o eventuali nuovi contagi.

 

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