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Credito di imposta per analisi di mercato: quando è possibile?

di Alex Di Nunzio

in MARKETING
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Tempo di lettura: 3 min

Che si tratti di una Startup o di un’azienda storica e consolidata che si prepara al lancio di un nuovo prodotto, la ricerca di mercato è il principale strumento propedeutico all’avvio della produzione o dell’attività di impresa. È possibile ridurre i costi usufruendo del credito d'imposta?

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Ogni azienda che si rispetti, avrà sicuramente fatto uso delle ricerche di mercato prima di avviare la produzione di un nuovo prodotto. Discorso del tutto simile anche se si tratta di una startup. In quest’ultimo caso, anzi, le ricerche di mercato hanno una valenza strategica ancora più importante, in quanto possono determinare o no un parere positivo all’avvio di tutta l’attività d’impresa.

Le startup, del resto, impegnandosi in prodotti perlopiù innovativi, e configurandosi come aziende di tipo pionieristico, non possono pensare di buttarsi nella mischia del fare impresa senza aver indagato l’esistenza di un mercato di riferimento o la presenza di eventuali competitor.

 

I costi di una ricerca di mercato

Per quanto possa essere uno strumento di fondamentale utilità, la ricerca di mercato non è esente da costi. Se questi sono più facilmente assorbibili da parte delle aziende che hanno già un mercato ed una linea di prodotti o servizi, più complicata è la gestione per le startup, che in fase di avvio si trovano subito a dover fronteggiare una spesa che può raggiungere cifre molto importanti.

In effetti le ricerche di mercato non rispondo ad un listino rigido ma dipendono da una serie di fattori, quali:

  1. Se ci si affida ad un’agenzia esterna oppure se si decide per un’attività in casa;
  2. L’estensione del campione;
  3. L’ampiezza dell’area geografica;
  4. La tipologia di prodotto o servizio;
  5. La metodologia adottata;

A queste voci avrei potuto aggiungerne molte altre ma risulterebbe soltanto un elenco noioso, in quanto ogni ricerca va quantificata a sé. Diciamo, per gli amanti dei numeri, che una ricerca può andare da un minimo di un migliaio di euro fino a diverse migliaia. La soglia minima può partire anche dai 10.000/15.000 euro in caso di Panel Test o Focus Group, tutto dipende da ciò che si chiede.

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Agevolazioni economiche per le analisi di mercato

Visti i costi, uno dei quesiti che più spesso arrivano da parte degli startupper, a volte ancora poco avvezzi alle questioni burocratiche, riguarda la possibilità di ricevere una qualche forma di agevolazione per coprire le spese relative alle analisi di mercato. Uno degli strumenti che più spesso viene citato, è quello del credito d’imposta, che consente di diminuire le imposte da pagare oppure, ove previsto, di essere rimborsato.

 

Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo

Il fatto che molti imprenditori abbiano avanzato l’idea di poter utilizzare il credito di imposta per pagare le spese sostenute in analisi di mercato, non è priva di fondamento. Essi richiamano l’articolo 3 del Decreto Legislativo N. 145 del 2013, dove si riconosce un credito di imposta del 25% o del 50% per le spese sostenute in “ricerca e sviluppo”.

 

Il manuale di Frascati

L’interpretazione di tanti startupper non si limita al DL 145/2013 ma fa leva anche sul manuale di Frascati e sulla definizione di ricerca e sviluppo, che può avere una duplice denominazione: ricerca di base e ricerca applicata. In entrambi i casi, l’attività di ricerca è concepita come un lavoro sperimentale o un’indagine originale attuata per acquisire nuove conoscenze. Detto così, sembrerebbe che il credito d’imposta possa applicarsi anche alle analisi di mercato. Tuttavia la questione è un po’ più articolata.

 

La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate

Per avere il quadro completo della questione, vi è un ultimo documento da richiamare: la risoluzione 40/E/2019 dell’Agenzia delle Entrate. Si tratta di un interpello con cui l’Agenzia esprime la corretta prassi da seguire quando si affronta un caso come quello trattato in questo articolo.

La risoluzione stabilisce che le spese per ricerche di mercato non possono essere equiparate a quelle di ricerca e sviluppo, quindi non sono imputabili ai fini del credito d’imposta.

 

Quando è possibile usufruire del credito d'imposta?

Benché la fase di analisi possa essere propedeutica alla messa in produzione di un prodotto innovativo oppure alla definizione di un nuovo servizio altrettanto innovativo, non vuol dire che sia essa stessa parte dell’innovazione. Nel campo di applicazione dell’agevolazione rientrano soltanto quelle attività che consentono il superamento di un problema scientifico o tecnologico ma solo se le attività differiscono dalle tradizionali tecniche o conoscenze già in uso. Detto in altri termini, anche l’attività di ricerca di mercato dovrebbe essere innovativa a sua volta per poter fruire del credito di imposta.

Il motivo di questa scelta è dettato dal fatto che il credito di imposta è riconosciuto alle sole attività che si caratterizzano per un certo grado di incertezza, in quanto innovative e sperimentali. Di questa incertezza se ne fa carico l’imprenditore, il quale è consapevole che una possibilità di insuccesso scientifico o tecnologico grava sulla sua attività. Questa incertezza, questa sfida, viene supportata attraverso il credito di imposta.

 

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Startup InnovativastartupCredito Imposta

di Alex Di Nunzio
Consulente Marketing e Comunicazione

Alex

Laureato in Discipline di Arti, Musica e Spettacolo all'Università di Bologna, ho fuso la mia formazione umanistica, con una crescita professionale orientata verso il digitale. Le competenze acquisiste con studio ed esperienza, mi hanno dato l'opportunità di lavorare in diversi ambiti che a vario titolo hanno a che fare con il digital marketing: ormai nei ritagli di tempo ma mi occupo ancora di programmazione; ho vissuto da protagonista la comunicazione, tanto nella trincea dell'ufficio stampa quanto nell'advertising più commerciale. Mi piace essere in prima linea nella parte più operativa delle campagne digitali, ed ho avuto incarichi da formatore a beneficio di piccole e grandi aziende. Tutto questo mi ha restituito una visione molto ampia di ciò che concerne questo rivoluzionario mondo che è la rete. Oggi sono COO per Know How, ho contribuito a svilupparne l'idea, e posso dire senza dubbio che si tratta della mia esperienza professionale più bella, ma anche la più complessa. Del resto si dice che dove non c'è fatica non sia reale godimento

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