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Codice Rosso: nuova legge sui matrimoni combinati

di Know How

in FAMIGLIA
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La presenza delle comunità straniere in Italia ha riportato in auge la questione dei matrimoni combinati, di cui gli italiani non hanno memoria dagli anni Settanta. Il fenomeno in crescita spiega l'importanza delle novità introdotte dal Codice Rosso sulle violenze domestiche e di genere.

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Il 29 Luglio 2019, in Gazzetta Ufficiale è stata pubblicata la legge “Codice Rosso”, che introduce nel Codice penale modifiche e novità sulle violenze domestiche e di genere. Tra le novità, quella più importante, è sicuramente l’introduzione del delitto di costrizione o induzione al matrimonio.

Chiaramente non c’è solo questo nel Codice Rosso, infatti si parla anche di pene aumentate per il Revenge Porn, dove il mancato consenso da parte della vittima può produrre pene da 1 a 6 anni di carcere ed una multa da 5mila a 15mila euro con pena aumentata in caso di carnefice legato sentimentalmente alla vittima. Novità anche per i PM incaricati delle indagini, visto che la legge stabilisce un limite di 3 giorni per convocare il denunciato, mentre la vittima avrà 12 mesi, al posto dei 6 attuali, per sporgere denuncia.

Tante, come dicevo, le novità, eppure quella sui matrimoni combinati colpisce ed incuriosisce più di ogni altra cosa. Il motivo è presto detto. In Italia il fenomeno dei matrimoni combinati è stato debellato intorno agli anni Settanta, allora ci si chiede dove sia la necessità oggi di una legge come questa. I motivi sono due.

Un paese che cambia: il multiculturalismo

I matrimoni combinati oggi sono una triste realtà praticata in diverse nazioni del mondo come India, Pakistan, Marocco e diverse altre. Tutte comunità che sono fortemente radicate anche sul territorio nazionale, dove hanno continuato ad applicare anche questo genere di pratiche tradizionalmente ammesse nei loro paesi di origine.

Secondo uno studio realizzato da Trame Di Terre, una Onlus dell’Emilia-Romagna, nel 2018 in Italia si sono verificati 33 casi di matrimoni combinati, la maggior parte celebrati all’estero. Quando la vittima non acconsente alla celebrazione, purtroppo l’epilogo di questi fatti aggiunge tragedia a quella già in atto: le vittime finiscono per sparire nel nulla, senza che si sappia nulla del loro destino, a parte immaginarlo. Si ritiene che il numero dei casi in verità sia anche maggiore, questo perché non esiste un registro nazionale ma tutti i fatti sono noti soltanto per il tramite delle testimonianze raccolte da associazioni private.

Un messaggio globale sulla violenza domestica

Il nuovo tessuto sociale, quindi, ha reso necessario fermare su carta una norma di cui solo apparentemente non vi era bisogno. Tuttavia, non c’è solo questo a giustificare l’esigenza dell’articolo 7. Anche se in Italia non si fossero registrati casi, era importante dare un segnale forte anche verso l’esterno, assumendo una posizione netta su una pratica che è da considerarsi disumana. Una posizione, quindi, che l’Italia assume di fronte a tutte quelle comunità che ancora oggi permettono queste dinamiche contrarie alla dignità umana.

Cosa dice la norma?

Tornando alla norma, la legge stabilisce pene da uno a 5 anni per chi costringe con minacce o violenza una persona a contrarre il vincolo di matrimonio. La pena è aumentata a 7 anni in caso la vittima sia un minore. La legge si applica anche in caso di matrimoni celebrati all’estero che vedono coinvolte vittime di cittadinanza italiana o perfino stranieri ma con residenza stabile in Italia. Spesso le vittime sono coinvolte in queste pratiche brutali durante apparenti visite di vacanza nei loro paesi di origine.

Auspichiamo che grazie a Know How, dove potete trovare avvocati esperti su queste ed altre tematiche del Diritto, chi ha bisogno possa trovare supporto per eventuali situazioni di disagio.

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Codice RossomatrimonioViolenza Domestica

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