Il Blog di Know How

Soluzioni per imprese e privati
Blog / NextGenerationEU: rinascere (migliori) dalla crisi

NextGenerationEU: rinascere (migliori) dalla crisi

NextGenerationEU: rinascere (migliori) dalla crisi

Argomento di tendenza in queste settimane è il Next Generation, il super Fondo che l'Unione Europea ha confermato per dare la giusta spinta alle imprese e ai cittadini dei Stati membri dell'UE. Come saranno ripartiti i fondi? Perché è importante modificare a breve termine i nostri stili di vita?



Se c’è un argomento su cui in questi giorni ho letto con maggiore insistenza, sicuramente questo è Next Generation. In verità si è iniziato a parlarne già da Luglio 2020 ma è soltanto durante queste settimane di febbraio che la notizia ha trovato posto sui più disparati canali informativi sul web.

Qui a Know How, abbiamo avuto sentore della tendenza al rialzo di questa notizia, semplicemente osservando la crescita del numero di domande arrivate in redazione con il tag #nextGeneration.

Ciò che si evince, è il persistere di una grande confusione, su tutto ciò che ruota attorno al macro argomento del Covid-19, fosse anche la più importate manovra economica mai attuata in Europa.

Sì, perché a conferma della confusione cui ho accennato poc’anzi, e a discapito di una denominazione che rimanda ad altro, Next Generation è un’espressione che indica una manovra economica il cui obbiettivo è risollevare le sorti economiche degli stati membri dell’UE, martoriati dalla crisi economica da Covid-19, attraverso l’istituzione di un Fondo di 740 miliardi di euro.

Semplificando, Next Generation UE non è altro che un Fondo che servirà per alimentare altri Fondi, in accordo con quanto stabilito già nel Quadro Temporaneo (il Temporary Framework a cui abbiamo dedicato altri articoli).

L’obbiettivo dell’Unione Europea, stando alle prime affermazioni, è quello di rendere l’Europa più verde, più digitale, e resiliente: quindi capace di resistere e adattarsi ai cambiamenti che arriveranno nei prossimi anni. La se storica che stiamo vivendo ha dimostrato l’incapacità di saper reagire in maniera tempestiva ai cambiamenti che la natura, la società e il normale corso degli eventi ci presentano davanti. La vera sfida non è avere la capacità di reagire agli eventi avversi ma di riuscire a prevederli, almeno per quelli che sono collegati direttamente ai comportamenti umani.

Cosa abbiamo capito da questa pandemia? Che viviamo un presente assai fragile, dove nessuno di noi, dal più ricco imprenditore fino all’ultimo degli individui che vive il nostro presente, può permettersi una vita senza lavoro, senza un approvvigionamento economico perché siamo tutti legati gli uni agli altri, come una catena, e se una maglia non regge, si sfalda tutto. Per la mia generazione, e credo con buona probabilità per il 90% dei cittadini europei, ipotizzando una rapida statistica anagrafica, la pandemia da Covid-19 rappresenta il primo catastrofico evento che la storia ci ha posto di fronte, dopo l’ultima guerra mondiale. E probabilmente non è ancora passato, o non abbiamo ancora visto nulla, dato che la tragedia economica, è lecito pensare, dovrà ancora mostrare il suo vero volto. Questo dicono gli analisti.

Tuttavia, a Know How lavoriamo tutti i giorni nell’ottica dell’ottimismo, per questo siamo interessati alle soluzioni piuttosto che ai problemi: un problema non è altro che un modo di verificare la validità di una soluzione. Come soluzione, Next Generation è un ottimo candidato per i tanti problemi che forse, ma ci auguriamo di no, dovranno ancora venire.

Ma in che maniera saranno utilizzati i soldi del Fondo Next Generation? Ho scritto che Next Generation è un Fondo che alimenta altri Fondi. Parliamo di 740 miliardi di euro, una cifra a dir poco considerevole, che giustifica qualsivoglia richiesta di chiarimento. Allora vediamo innanzitutto su quali Fondi saranno ripartiti i 740 miliardi.

La parte più corposa del Next Generation rimarrà in corpo alla manovra principale, circa 672,5 miliardi di euro. 47,5 miliardi di euro, invece, andranno alla manovra che prende il nome di REACT-EU, ovvero l’insieme di azioni per la ripresa e la coesione dei territori europei.

REACT-EU con la sua dotazione di 47,5 miliardi alimenterà tre Fondi:

  1. Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR);
  2. Fondo Sociale Europeo (FSE);
  3. Fondo di Aiuti Europei agli Indigenti.

Queste 3 sigle, FESR/FSE/FEAD, probabilmente diventeranno molto comuni nei prossimi mesi, è sicuramente sarà bene avere orecchio, per captare tutte le opportunità che si potranno creare a beneficio delle imprese e dei cittadini dell’Unione.

Tutto qui? No, la ripartizione è molto più complessa e ne voglio offrire un riepilogo qui di seguito:

  1. Dispositivo per la riprese e la resilienza (NextGeneration): 672,5 miliardi di euro;
  2. REACT-EU: 47,5 miliardi di euro;
  3. Orizzonte Europa: 5 miliardi di euro;
  4. Fondo InvestEU: 5,6 miliardi euro;
  5. Sviluppo Rurale: 7,5 miliardi di euro;
  6. Fondo per una transizione giusta JTF: 10 miliardi di euro;
  7. RescEU: 1,9 miliardi di euro;

I 672,5 miliardi previsti per l’azione principale NexGeneration saranno ripartiti in 360 miliardi sotto forma di prestiti e 312,5 sotto forma di sovvenzioni.

Numeri e denominazioni che poco dicono su quella che potrebbe essere la politica comunitaria per i prossimi anni (il condizionale è sempre d’obbligo in questi casi). Allora entriamo nel dettaglio.

REACT-EU è l’acronimo di Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe, letteralmente un programma di assistenza per il recupero della coesione e i territori dell’Unione Europea. Nell’ambito del Next Generation, il REACT-Eu si colloca al secondo posto come capienza del Fondo. Il motivo è facilmente spiegabile. Si tratta di un nuovo Fondo che si configura come un upgrade delle medesime azioni finanziate per il periodo 2014-2020. Il REACT andrà ad agire sul successivo periodo 2021-2027. In che maniera saranno utilizzati i fondi del REACT? Al momento non è possibile capire quali saranno le azioni ma di certo possiamo farci un’idea partendo dall’analisi dei temi guida:

  1. Investimenti in prodotti sanitari;
  2. Transizione verso la green economy;
  3. Transizione verso la digital economy;
  4. Infrastrutture per servizi base a favore dei cittadini;
  5. Mantenimento e creazione dei posti di lavoro;
  6. Sviluppo di competenze;
  7. Occupazione giovanile.

Insomma, temi importanti e che occupano praticamente il 100% degli obbiettivi fissati dal Next Generation.

E gli altri Fondi? Cosa sono? Si tratta, a differenza del REACT, di azioni già avviate da tempo che attraverso il NEXT riceveranno nuova liquidità da investire sui programmi specifici per cui erano nati:

  1. Orizzonte Europa è un Fondo che sostiene la ricerca all’interno dell’Unione Europea;
  2. InvestEu finalizzato a movimentare gli investimenti;
  3. Sviluppo Rurale per contribuzione alla transizione verso la Green Economy, potenziando gli investimenti in agricoltura;
  4. RescEu ha l’obbiettivo di rafforzare la protezione civile in tutti gli stati membri dell’UE;

Sono previsti poi altri fondi per le nazioni che vivono una fase di difficoltà per la transizione ecologica, fondi per il sostegno di imprese che erano in salute prima della crisi da covid-19, fondi per interventi nei paesi vicini in particolare i balcani e il fondo Eu4healt con una dotazione aggiuntiva di circa 9 miliardi di euro per la sanità.

Le direttrici sono tante e le aspettative per i prossimi mesi altissime. Ma cosa possiamo aspettarci qui in Italia? Saremo in grado di gestire con efficacia le opportunità che ci arriveranno dall’Unione Europea? Non è dato sapere ciò che ci aspetta in futuro, di certo sappiamo che l’Italia è tra quelle nazioni che potranno godere di maggiore sostegno. Del resto i criteri di ripartizione prenderanno in considerazione il tasso di disoccupazione tra il 2015 e il 2019, l’inverso del PIL pro capite, la quota di popolazione, il calo del PIL reale nel 2020 e il calo complessivo del PIL reale nel biennio 2020/2021. Possiamo solo augurarci che da questa crisi possa nascere un nuovo modo di vivere l’economica, la società e la natura da cui tutti il resto dipende, benché si faccia sempre finta che le cose non stanno in questa maniera.

Hai altro da chiedere?

Se desideri altre informazioni o un chiarimento sull'argomento di questo articolo, clicca su FAI LA TUA DOMANDA per inviare un tuo quesito. Non è richiesta alcuna registrazione. Riceverai la tua risposta, personalizzata, direttamente nella casella di posta.





L'autore
  • alex-di-nunzio-1-foto-profilo-know-how.jpg
    Consulente di Marketing  Reply

    Laureato in Discipline di Arti, Musica e Spettacolo all'Università di Bologna, ho fuso la mia formazione umanistica, con una crescita professionale orientata verso il digitale. Le competenze acquisiste con studio ed esperienza, mi hanno dato l'opportunità di lavorare in diversi ambiti che a vario titolo hanno a che fare con il digital marketing: ormai nei ritagli di tempo ma mi occupo ancora di programmazione; ho vissuto da protagonista la comunicazione, tanto nella trincea dell'ufficio stampa quanto nell'advertising più commerciale. Mi piace essere in prima linea nella parte più operativa delle campagne digitali, ed ho avuto incarichi da formatore a beneficio di piccole e grandi aziende. Tutto questo mi ha restituito una visione molto ampia di ciò che concerne questo rivoluzionario mondo che è la rete. Oggi sono COO per Know How, ho contribuito a svilupparne l'idea, e posso dire senza dubbio che si tratta della mia esperienza professionale più bella, ma anche la più complessa. Del resto si dice che dove non c'è fatica non sia reale godimento