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Il patrimonio di una fondazione: il capitale minimo

di Redazione

in ASSOCIAZIONI
Tempo di lettura: 3 min

Costituire una Fondazione in Italia è un processo piuttosto tortuoso. A differenza di altre nazioni, ad esempio la Gran Bretagna, sono richieste una serie di requisiti patrimoniali fondamentali per ottenere la personalità giuridica. Qual è il capitale minimo? Cosa partecipa al patrimonio?

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Le Fondazioni hanno un’origine storica piuttosto lunga. Inizialmente nascono esclusivamente come fondazioni bancarie e solo in tempi recenti si sono sviluppate fondazioni di tipo privato.

 

Le origini storiche della Fondazione

Per essere più precisi, le prime Fondazioni bancarie nascono dalle antiche casse di risparmio. Queste erano Associazioni private sorte in Europa centrale e arrivate anche in Italia intorno agli inizi del XIX secolo, quando fu sempre più pressante l’esigenza di sostenere economicamente lo sviluppo produttivo dei ceti medio-piccoli, gruppi sociali caduti in grande difficoltà successivamente alle disastrose guerre napoleoniche. A questo si aggiungeva la necessità di raccogliere flussi di liquidità per finanziarie la nascente Rivoluzione Industriale.

Le casse di risparmio nacquero così per iniziativa prevalentemente privata e si discostavano molto dall’attività bancaria tradizionale:

  1. Le casse raccoglievano capitali con una sottoscrizione iniziale e poi con successivi depositi, mentre le banche nascono su iniziativa di gruppi ristretti ed hanno fini commerciali e speculativi;
  2. Le casse svolgevano attività di assistenza e beneficenza, mediante elargizione di beni indirizzati gratuitamente verso i ceti più umili, mentre le banche raccoglievano e remuneravano il piccolo risparmio.

La nascita delle Fondazioni così come le conosciamo oggi, avviene soltanto intorno agli anni Novanta del XX secolo.

 

La personalità giuridica delle Fondazioni

Oggi, quando si parla di Fondazioni, comunemente si fa riferimento al concetto di Terzo Settore, all’interno del quale sono presenti anche le Associazioni. Spesso si crea una grande confusione tra queste due realtà che invece si presentano con caratteristiche molto differenti. In primo luogo le Fondazioni, se costituite, sono sempre interessate da una personalità giuridica. Questo vuol dire che l’Ente risponde delle proprie obbligazioni non attraverso il patrimonio dei propri associati ma attraverso il patrimonio di proprietà dell’Ente stesso, quindi gondo di un’autonomia patrimoniale.

In caso di contenzioso, per intenderci, eventuali creditori non potranno rifarsi sul patrimonio dei soci che contribuiscono alla Fondazione ma solo sul patrimonio dell’Ente. La personalità giuridica, quindi, si presenta come un grande vantaggio per i soci ma questo implica anche maggiori responsabilità di carattere penale e contabile.

Da tutto ciò si evince che il patrimonio, rappresenta un aspetto fondamentale di una Fondazione.

 

Il capitale minimo per la costituzione della Fondazione?

Costituire una Fondazione in Italia comporta un iter abbastanza complesso. Basta pensare che a differenza della Gran Bretagna, ad esempio, in Italia è richiesto un capitale minimo piuttosto consistente, senza il quale la Fondazione non è possibile in quanto verrebbe meno il riconoscimento della personalità giuridica.

Il patrimonio, dunque, è un elemento necessario in quanto la legge e la giurisprudenza italiana non ammettono fondazioni finanziate esclusivamente da contributi di terzi. Detto in altri termini, la Fondazione può essere vista come una immobilizzazione di risorse economiche e di conseguenza il legislatore si è preoccupato di garantire che tali risorse vengano utilizzate efficacemente a beneficio della collettività, visto che lo scopo di una Fondazione è sempre quello di operare per il bene comune, che sia in campo sociale, culturale, artistico o qualsiasi altro settore.

Il capitale minimo richiesto dalla legge è strettamente collegato agli scopi che la Fondazione si prefigge, e se non è ritenuto adeguato, la legge può richiedere una rettifica al capitale minimo fissato dalla normativa. Il capitale minimo è fissato a 50.000 euro. Tuttavia, è bene precisare che si tratta di una cifra indicativa. Se, infatti, gli scopi dimostrano la necessità di un capitale maggiore, il legislatore può negare la personalità giuridica e quindi la costituzione della Fondazione e richiedere un capitale maggiore.

 

Trasformazione di una Fondazione in Associazione?

Un’altra differenza rispetto alle altre nazioni, è che in Italia la richiesta di un capitale minimo può essere oggetto di verifica anche in corso d’opera. Se, ad esempio, nel corso degli anni le attività poste in essere da una Fondazione dovessero mostrare la necessità di un patrimonio più consistente, la legge può richiedere la trasformazione, piuttosto che la cancellazione, della Fondazione in un Ente diverso ma che sia il più vicino possibile a quello che aveva ideato il fondatore. Ciò vuol dire perfino trasformare una Fondazione in un’Associazione. Per questo motivo, la preferenza attuale è quella di richiedere un capitale minimo di 100.000 euro. Tutto resta a discrezione degli enti proposti al riconoscimento.

 

Cosa contribuisce al patrimonio?

Un altro ostacolo che rende difficoltosa la costituzione della Fondazione è la natura del patrimonio iniziale. Per capitale minimo, infatti, si intende esclusivamente un capitale fatto di liquidità e non immobili o altri beni. Se ad esempio, si richiede la costituzione di una Fondazione che dispone di liquidità per 30.000 euro e un patrimonio immobiliare di 500.000 euro, è probabile che la costituzione sia negata. Va precisato, comunque, che ogni situazione viene valutata caso per caso (anche questo differentemente da quanto accade in altri paesi dove la costituzione avviene d’ufficio). Non è escluso che il Ministero, pur in assenza di un capitale liquido minimo ma di fronte ad un patrimonio immobiliare di una certa entità, diremmo notevole, può accettare la richiesta di costituzione, sempre tenendo conto la tipologia di scopi che la Fondazione si prefigge.

 

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