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Il diritto di prelazione nell'impresa di famiglia

di Redazione

in AZIENDA
Tempo di lettura: 3 min

Quando si parla di Diritto di Prelazione si pensa perlopiù aslla vendita di immobili o di terreni. In realtà esistono anche altri ambiti in cui le persone possono far valere questo diritto. Uno di questi ambiti è quello dell'impresa di famiglia. Come funziona, e chi può esercitarlo?

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Parliamo del Diritto di Prelazione nell'impresa familiare, ma prima di entrare nello specifico, facciamo una breve panoramica su cosa l'ordinamento giudiziario italiano, intende per impresa familiare, quale è la sua natura giuridica e i diritti spettanti ai collaboratori che ne fanno parte.

 

La nozione di impresa familiare

La riforma del diritto di famiglia (L. n. 151 del 1975), introdusse anche l'istituto di impresa familiare.

Essa rappresenta un'attività economica al cui interno svolgono un'attività lavorativa continuativa il coniuge e i parenti affini.

L'introduzione della nozione di impresa familiare nasce per tutelare il familiare che svolge un'attività lavorativa nell'impresa, garantendogli così, dei diritti sia patrimoniali, che amministrativi nella gestione dell'attività imprenditoriale.

 

La natura giuridica e la titolarità dell'impresa familiare?

L'impresa familiare si configura come impresa individuale, ciò significa che il familiare imprenditore è il solo titolare sia dell'impresa che dei beni aziendali.

Anche se i familiari possono ripartirsi i redditi e gli oneri fiscali dell'impresa, la responsabilità sul piano processuale, rimane gravata solo ed esclusivamente sul titolare, il quale ne risponde anche con i propri beni davanti ai creditori in caso di insolvenza.

 

I diritti spettanti ai familiari collaboratori?

Il familiare che collabora nell'impresa di famiglia acquisisce dei diritti. che si distinguono in diritti patrimoniali in base alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e diritti amministrativi che equivalgono ad avere il diritto al voto nei consigli direttivi dell'azienda e a manifestare le proprie valutazioni in merito alle decisioni dell'azienda nonchè alle strategie imprenditoriali anche in relazione ad una eventuale cessazione dell'impresa.

I diritti patrimoniali sono diritti di credito strettamente personali, in quanto, come previsto dalla legislazione, risultano intrasferibili e impignorabili.

I diritti patrimoniali sono diritti di credito verso l'imprenditore e comprendono il diritto di mantenimento e di partecipazione agli utili ai beni con essi acquistati e agli incrementi dell'azienda.

Al collaboratore familiare deve essere garantita la partecipazione agli utili, che maturano nel momento in cui avviene la chiusura dell'esercizio, tuttavia, spetta alla maggioranza decidere se distribuirli ai collaboratori, accantonarli o impiegarli in acquisti di attrezzature.

 

Il Diritto di Prelazione nell'azienda familiare?

Il diritto di prelazione è disciplinato dall'art. 230 bis comma 5 del Codice Civile.

Se l'attività dell'imprenditore termina per il trasferimento dell'impresa, sia attraverso un atto stipulato tra vivi, sia per successione, i familiari collaboratori dell'impresa sono tutelati con quello che viene definito Diritto di Prelazione.

Nel caso in cui si presenti una divisione ereditaria o un trasferimento dell'azienda o di parte di essa, tutti i familiari partecipanti (ed eredi nell'ipotesi di divisione ereditaria), hanno diritto di prelazione sull'azienda a determinate condizioni.

In ogni caso la prelazione ha ad oggetto l'azienda e non il diritto di partecipazione il quale è disciplinato dal comma 4 dello stresso art. 230 bis del codice civile.

In generale la prelazione in favore del familiare, sia nel caso di vendita dell'azienda, sia nel caso di divisione ereditaria è una prelazione legale di natura reale, che consente il riscatto nei confronti del terzo acquirente.

 

La prelazione in caso di trasferimento dell'impresa familiare

  • Il soggetto passivo della prelazione è l'imprenditore titolare dell'azienda;
  • La prelazione è esclusa se l'azienda appartiene a terzi;
  • Può essere esercitato anche sui singoli beni aziendali se il bene riveste una particolare importanza per l'azienda ovvero se il trasferimento dei singoli beni aziendali comporti una disgregazione dell'azienda originaria tale da mettere in pericolo la continuazione dell'esercizio dell'impresa;
  • La prelazione può essere esercitata limitatamente ai trasferimenti durante la vita del soggetto che li ha posti in essere a titolo oneroso e a condizione che non sia pregiudicato l'interesse cui l'atto di trasferimento è diretto;
  • Per esercitare il diritto di prelazione l'imprenditore deve notificare la proposta di vendita del trasferimento dell'azienda ai familiari partecipanti che possono esercitare il diritto entro due mesi dall'ultima notifica.

Il diritto di prelazione può essere esercitato da uno o più familiari, congiuntamente o disgiuntamente.

Nel caso di più familiari, questi saranno comproprietari per quote uguali, non rilevando in proposito la partecipazione agli utili ed agli incrementi, che attiene alla diversa fase della liquidazione del credito vantato da ciascuno

 

La prelazione in caso di divisione ereditaria dell'impresa familiare

In caso di divisione ereditaria il diritto di prelazione riguarda solo i compartecipanti coeredi e si traduce in un diritto di preferenza nella formazione delle porzioni dei beni oggetto dell'asse ereditario.

Sul compartecipe che compie il trasferimento grava l'onere di notificare la proposta di alienazione agli altri compartecipi indicando il corrispettivo.

I compartecipi possono esercitare il diritto di prelazione nel termine di due mesi dall'ultima delle notificazioni.

Nel caso in cui il compartecipe non provveda alle notificazioni, gli altri compartecipi possono esercitare il diritto di riscatto nei confronti dell'acquirente senza, come già detto, che la mancanza di un sistema legale di pubblicità dell'impresa familiare possa essere di ostacolo.

Qualora l'imprenditore sia coniugato in comunione legale e l'azienda appartenga alla comunione, la prelazione può essere esercitata solo sulla quota di metà di ciò che residua dalla liquidazione della partecipazione dei familiari incluso il coniuge collaboratore.

 

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