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Greenflea: la startup che pianta alberi con i tuoi acquisti

di Redazione

in STORIE DI STARTUP
Tempo di lettura: 3 min

La nuova intervista per Storie di Startup ci porta a conoscere Greenflea, un progetto molto interessante che punta a rivoluzionare le vendite tra privati di oggetti usati e non. Di questa bella idea ne abbiamo parlato con il CEO e Founder, Andrea Grippi, per capire passato e futuro di Greenflea.

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Come nasce un’idea di business? Cosa spinge una persona ad investire il proprio tempo e le proprie risorse su qualcosa che non ha alcuna forma e che dovrebbe ad un certo punto generare reddito per se stessi e magari anche per dei collaboratori?

Queste due domande nascondono un problema molto più comune di quanto si possa pensare, con il quale ci confrontiamo spesso, quando ci chiedono supporto per strutturare delle nuove imprese.

La risposta a queste domande non è affatto semplice. In rete ti sarà capitato di leggere articoli che mettono in elenco una serie di azioni da compiere per poter trovare la giusta idea su cui costruire il tuo impero. Probabilmente è vero che ci sarà qualche ricetta da seguire ma è ancor più vero che si tratta di un percorso spesso frutto di casualità. Di sicuro gli ingredienti che non devono mai mancare sono: passione, ambizione e un grande spirito di osservazione.

Sono partito da questa premessa perché è uno degli aspetti che mi ha maggiormente colpito dall’intervista avuta con Andrea Grippi, CEO di Greenflea, una startup che si propone su un mercato molto affollato come quello della compravendita di oggetti, ma con un approccio innovativo che fa leva sulla sensibilità dei suoi utenti verso i concetti di sostenibilità, rispetto dell’ambiente, solidarietà. 3 concetti che condividiamo con assoluta convinzione.

 

  • Andrea, direi di iniziare con una domanda di ambientamento che aiuta i lettori a capire di cosa stiamo parlando: che cos’è Greenflea? Di cosa si occupa la tua startup e a chi vi rivolgete?

Greenflea è un mercatino online che permette di dare nuova vita al proprio usato e di scoprire nuovi marchi eco-responsabili. Le vendite effettuate sulla piattaforma permettono di raccogliere fondi per piantare alberi, in pratica con Greenflea fare shopping permette di fare una buona azione per l’ambiente.

La nostra piattaforma è aperta a tutti coloro che desiderano dare una seconda vita al proprio usato o a marchi eco-responsabili che desiderano farsi conoscere dall’ecosistema Greenflea.

 

  • Come hai avuto l’idea di Greenflea? Appartieni alla categoria di coloro che seguono una procedura di ideazione oppure è stato frutto degli ingredienti di cui ho scritto all’inizio?

L’idea di Greenflea è nata circa un anno fa mentre giravo per un mercatino dell’usato alla ricerca di mobili di seconda mano. Tra una cassettiera e un comodino mi sono reso conto che i visitatori come me, non erano spinti solamente da ragioni economiche, ma anche e soprattutto da una vera e propria volontà di riciclare ed evitare gli sprechi. Perché comprare qualcosa di nuovo se possiamo riusare qualcosa ancora in buono stato che andrebbe altrimenti buttato e smaltito nelle nostre discariche?

È stato allora che si è illuminata la famosa “lampadina”. Ho notato come in Italia ci sia una decisa attenzione verso abitudini di consumo sostenibili, ma come manchi una sorta di forza aggregatrice, un sistema che permetta di trasformare le buone intenzioni in buone azioni.

Così ho pensato che fosse il momento di innovare il concetto classico del mercatino, orientandolo totalmente verso obiettivi di sostenibilità ambientale.

 

  • Cosa ti ha spinto a farne un’impresa? Potevi magari perseguire la tua idea sotto a ridosso di altre attività, invece hai deciso di organizzarla in una startup, perché?

Quando è nata l’idea di questo progetto lavoravo come dipendente in Svizzera come ingegnere informatico. Inizialmente ho condotto le prime fasi di Greenflea in parallelo alla mia attività lavorativa: era un esperimento. Volevo capire se le persone fossero disposte a usare una nuova piattaforma di compravendita orientata alla sostenibilità rispetto a quelle più grandi tradizionali.

Quando con Giulia abbiamo visto i primi feedback positivi, i primi utenti sulla piattaforma e il grande supporto che ci veniva dato dai primi follower sui social, abbiamo deciso di mettere un impegno sempre maggiore in questo progetto, fino al fatidico “salto nel vuoto”, il momento in cui abbiamo deciso di lasciare le nostre occupazioni per mettere il 110% in Greenflea.

Avremmo potuto continuare il progetto continuando ad avere la sicurezza di un lavoro alle spalle, ma è a mio parere è assolutamente controproducente: in primo luogo sarebbe stato impossibile compiere i passi necessari a sviluppare il progetto lavorandoci solo la sera dopo cena: la startup deve muoversi rapidamente e adattarsi in fretta; in secondo luogo credo che avrebbe tolto al nostro lavoro il senso di impellenza che ci spinge ad andare avanti: non possiamo fallire.

 

  • L’idea di organizzare una piattaforma per la compravendita non è affatto una cosa nuova, eppure in te vedo tutta l’ambizione di chi sa di avere tra le mani qualcosa di nuovo. Quali sono tutti gli aspetti innovativi che distinguono Greenflea da altri servizi simili? E quali sono i vostri competitor?

Greenflea unisce la compravendita alla causa della sostenibilità ambientale. Il nostro punto di forza in quanto squadra e piattaforma è di dare un significato ad azioni normali che compiamo ogni giorno, come ad esempio effettuare acquisti online. Come dici tu esistono diverse piattaforme di compravendita, ma noi di Greenflea desideriamo avere un vero impatto sulla società e fare parte del cambiamento. Non solo permettiamo a oggetti ancora in buono stato di avere una seconda vita, ma diamo visibilità a tutti quei produttori che pongono al centro del loro lavoro la sostenibilità e una filiera totalmente circolare: non solo abbigliamento dunque, ma anche cosmetica, prodotti di cartoleria e molto altro.

Abbiamo da poco sviluppato un sistema di pagamenti che permette di salvaguardare venditore e acquirente, permettendo una sicurezza che ha pochi precedenti su piattaforme di questo tipo. Avendo a cuore la sicurezza dei nostri utenti abbiamo integrato un sistema di tracciamento per permettere alle parti di monitorare ogni fase dell’acquisto, dal pagamento alla consegna.

É una funzionalità che ha richiesto molta ricerca e sviluppo, ma noi poniamo la community di Greenflea al primo posto e abbiamo deciso di raddoppiare gli sforzi per proporre un servizio affidabile che riduca le preoccupazioni e i rischi di controversie.

Tra i nostri competitor possiamo annoverare le classiche piattaforme di e-commerce c2c, ma nessuna combina attenzione per l’ambiente, fruibilità del servizio e attenzione al cliente come Greenflea.

 

  • Durante il nostro confronto introduttivo mi hai parlato del tuo team, ancora giovane e in evoluzione. Il team è uno degli aspetti più importanti quando ci si trova ad essere valutati da un investitore. Come hai scelto le persone che ad oggi collaborano con te? E con quale criterio pensi di selezionarne altre?

Quando ho deciso di aumentare il tempo da dedicare a Greenflea, mi sono messo alla ricerca di persone intraprendenti con abilità e competenze complementari alle mie. Giulia è stata la prima a unirsi a questo progetto come social media manager e creatrice di contenuti. In questo modo ho potuto concentrarmi sullo sviluppo della piattaforma mentre Giulia ha svolto un fantastico lavoro di coinvolgimento degli utenti e della community tramite i vari social media. Io e Giulia siamo stati compagni di liceo quindi ci conoscevamo piuttosto bene ed è stato davvero facile iniziare a lavorare insieme

Laura si è unita al team leggermente più tardi in veste di CMO, cioè di manager del marketing, ma abbiamo avuto subito un’ottima alchimia. Laura ha lavorato in Francia per molti anni come capo-progetto nell’ambito del marketing digitale in realtà anche con grandi marchi come l’Oréal, ed è stata fondamentale per strutturare i nostri sforzi comunicativi in modo razionale ed efficiente, oltre a migliorare di molto le nostre capacità organizzative.

A mio parere il criterio più importante che si deve ricercare in un co-founder è la passione, la voglia di fare. Bisogna ovviamente avere delle abilità in un certo settore, ma da sole non sono sufficienti. Lavorare in una startup non è il classico impiego da 40 ore settimanali: bisogna essere disposti a lavorare il doppio degli altri con la metà (a volte anche meno) delle risorse, spesso nei weekend e fino a tardi la sera.

 

  • Sarà un po’ il tema della sostenibilità e dell’ambiente, a cui sono molto legato, ma mentre ti ascoltavo descrivere il servizio Greenflea la mia mente ha iniziato a viaggiare e dentro di me ho immaginato le tante opportunità che si possono creare con un progetto come il tuo. Parliamo di domani con una domanda classica: quali sono i progetti per il futuro?

Per il futuro abbiamo tanti progetti, al momento siamo in piena campagna di lancio della nostra prima campagna di crowdfunding, il cui obiettivo è accelerare lo sviluppo della piattaforma e avviare campagne pubblicitarie digitali in tutta Italia, oltre a coprire i primi costi operativi. Vorremmo puntare molto su campagne social per far conoscere Greenflea in tutta Italia e diventare il punto di riferimento per gli acquisti sostenibili.
I nostri progetti non si fermano qui, speriamo di riuscire tra qualche anno ad esportare il nostro modello di e-commerce sostenibile anche all’estero. Abbiamo già iniziato a lavorare per tradurre la piattaforma in inglese, francese e persino in cinese!

Nell'immagine il team di GreenFlea: Giulia Scomparin, PR & Social Media Manager, il CEO e CTO Andrea Grippi e Laura Lodi, CMO.

 

La storia di Greenflea è una di quelle che mi riempie di entusiasmo. Se ci fosse una tale iniziativa, voglia di fare e ambizione nella maggior parte delle nuove generazioni, questo sarebbe veramente un mondo migliore e forse servizi intelligenti come quello di Greenflea, che stimolano la buona prassi attraverso un sistema di sensibilizzazione individuale, potrebbero esserne molti di più.

La storia di Greenflea, a mio avviso, ci insegna moltissimo su come costruire un business partendo da un’idea. Nel corso dell’intervista ho volutamente sottolineato come l’idea di base non fosse particolarmente originale. Questo potrebbe essere un punto a sfavore ma a be guardare ci dice moltissimo, in positivo, sulla capacità di chi riesce a plasmare “un’idea già vista” in qualcosa di nuovo, che esercita ancora più fascino sul mercato.

C’è un libro bellissimo, la cui lettura consiglio a tutti coloro interessati a fare impresa, che è Strategia oceano blu di W. Chan Kim, che descrive perfettamente la storia di Greenflea. Quando un mercato è saturo di competitor, questo viene definito oceano rosso, come il sangue che colora le acque di un oceano dove i predatori (le aziende in competizione tra loro) si azzannano in cerca di un minuscolo spazio. Quando invece il mercato è sgombro da altri predatori, quando la lotta non è necessaria per via dell’assenza di predatori, quando si riesce ad elaborare una nuova idea oppure una nuova soluzione ad un vecchio problema o ancora, il caso di Greenflea, ad innovare una vecchia idea, allora quell’oceano conserva il suo bellissimo colore blu, da cui emergere con la forza del proprio business.

In bocca al lupo Andrea, in bocca al lupo GreenFlea e grazie del confronto, con l’augurio che riusciate a piantare quanti più alberi possibile.

 

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