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Export di vino verso gli Stati Uniti: tutte le norme e informazioni utili

di Redazione

in AZIENDA
Tempo di lettura: 3 min

Esportare vino italiano negli Stati Uniti d’America vuol dire aprirsi ad un’importante business in un mercato che da anni sta crescendo la sua quota di consumi. Abbiamo individuato tutte le informazioni necessarie per chi vuole avviare un’attività di export.

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Il mercato del vino negli Stati Uniti ha continuato a crescere in maniera costante negli ultimi dieci anni. I consumi pro capite sono attorno ai 9/11 litri annui, ma se si scompongono i dati per area geografica ci sono Stati come la California o lo Stato di New York dove i consumi pro capite raggiungono anche i 20 litri annui. In termini complessivi gli Stati Uniti si stanno trasformando in un grande consumatore di vino al mondo, forse uno dei più grandi, con volumi che si avvicinano ai 3.000 milioni di litri annui.

Inutile dire che in questo contesto, riuscire a penetrare un mercato così allettante è una sfida di indubbio interesse. Ma quali sono le norme che regolano l’esportazione di vino dall’Italia verso gli Stati Uniti? Quali sono i documenti e le dichiarazione da inviare per un corretto sdoganamento delle merci?

Di seguito troverai una serie di informazioni essenziali per avviare un'attività di export vini verso gli Stati Uniti d'America, a prescindere che si tratti di DOC o di vini da tavola, perchè la differenza la farà il paese di origine: made in Italy.

 

L’etichettatura del vino

Quando ci si apre ai mercati esteri, ci sono alcuni aspetti che bisogna definire con particolare attenzione:

  1. Scegliere un partner ideale come importatore, che abbia conoscenza di quel mercato,
  2. Fare attenzione alla scelta dell’imballaggio, che sia conforme alla normativa del paese di approdo e alla tipologia di viaggio che deve compiere, oltre che adatto alla tipologia di merce;
  3. Fare attenzione che l’etichetta del vino sia conforme alla normativa del paese di esportazione.

Per i vini, gli Stati Uniti richiedono che l’etichetta contenga le seguenti informazioni, in lingua Inglese:

  1. La marca del vino;
  2. La tipologia di vino (Pinot Grigio, ad esempio);
  3. Il produttore;
  4. Il paese di origine;
  5. Il contenuto netto nel recipiente;
  6. Il contenuto alcolico;
  7. La specifica sulla presenza dei solfiti;
  8. L’importatore;
  9. Le diciture di avvertenza rivolte alle donne incinte, ai lavoratori e agli autisti di automezzi.

È bene sapere che l’importatore ha l’obbligo di registrare l’etichetta del vino a nome suo, prima di poter importare e vendere il prodotto sul mercato americano.

 

L’imballaggio più adatto per l’export

Per l’imballaggio il discorso è molto più semplice che altrove. Gli Stati Uniti, infatti, non impongono particolari condizioni, né danno indicazione sul numero massimo di bottiglie che è possibile inserire in un singolo cartone. Resta valida la prassi di spedire cartoni con al massimo 12 bottiglie da 75 ml, oppure 6 da 1,5 litri.

 

Dichiarazione doganale

La spedizione va sempre accompagnata con un documento che ne attesti l’effettivo contenuto. Sarà poi compito dell’importatore, il quale si appoggerà ad un corrispondente specializzato in sdoganamento di vini e prodotti alcolici. Con lo spedizioniere andranno concordati anche i documenti di trasporto, come fattura pro-forma, packing list e polizza di carico. Resta escluso tra i documenti di trasporto il certificato di origine, in quanto non richiesto per i vini italiani. L’importazione dei vini italiani consente di saltare anche la richiesta dei certificati di analisi. Questi potrebbero essere richiesti soltanto nel momento in cui si dovesse verificare qualche situazione anomale quali contaminazioni o altri eventi imprevedibili.

 

Altri documenti

La dichiarazione doganale di importazione non è necessaria, in quanto è di competenza dell’importatore statunitense. Obbligatoria, invece, è la registrazione dell’azienda presso la FDA per la certificazione sul bioterrorismo, da effettuare online alla pagina www.fda.gov/furls.

Altra segnalazione da effettuare è quella di avvenuta spedizione tramite il Prior Notice, la rete a circuito chiuso della Dogana USA.

 

I dazi doganali e le altre tasse

I vini sono soggetti a dazi doganali e altre tasse che variano sulla base delle tipologia, del colore, misure del contenitore ed altre variabili. Per i dazi doganali si consiglia di controllare la pagina https://ht.usitc.gov/current

Oltre i dazi vanno calcolate anche le altre imposte applicate ai vini, quali le tasse Federali e le tasse applicate dai singoli stati dell’Unione che variano da stato a stato. Quest’ultimo aspetto può essere approfondito all’indirizzo https://www.taxadmin.org/assets/docs/Research/Rates/wine.pdf

 

A quale professionista rivolgersi?

Per approfondire la tematica relativa all’esportazione di vino verso gli Stati Uniti, è utile prendere in considerazione diverse professionalità, che dimostrino competenze con l’export verso stati al di fuori dell’Unione Europa, così da avere un quadro in merito al pagamento delle tasse e tutte le altre problematiche burocratiche. Per l’argomento di oggi ti consigliamo di rivolgerti ai Commercialisti o ai Consulenti Aziendali. Per farlo, scarica l’app di Know How disponibile per iOS e Android e invia tutte le domande che vuoi.

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EsportareVinoMade in ItalyExport

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