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Cartella di pagamento: quando si ritiene nulla?

Cartella di pagamento: quando si ritiene nulla?

Continua il nostro appuntamento con articoli che si soffermano su alcune questioni di carattere fiscale e tributario, perché un contribuente informato e consapevole è un contribuente che può far valere i propri diritti. Qual è il rapporto tra cartelle di pagamento e avvisi bonari?



Che cos’è l’avviso bonario?

Prima di capire il rapporto strettissimo che sussiste tra avvisi bonari e cartelle di pagamento, è necessario soffermarsi su entrambi questi aspetti, benché siano già presenti articoli specifici all’interno del blog. Un avviso bonario è una forma di comunicazione che l’Agenzia delle Entrate invia al contribuente per avvisarlo di aver accertato un’incongruenza in seguito a un controllo sulla sua dichiarazione dei redditi. Inutile dire che gli avvisi partono quando il controllo ha fatto emergere dei valori diversi da quelli dichiarati, che avrebbero comportato delle imposte maggiori rispetto a quelle effettivamente versate. Tra tutte le informative che l’Agenzia può inviare, l’avviso bonario è quello meno preoccupante, anche perché può succedere che l’analisi non sia corretta e il contribuente ha ancora l’opportunità di contestare l’avviso, quindi ciò che gli si richiede di versare. Con l’avviso bonario, l’Agenzia avvisa il contribuente che ci sono maggiori imposte da pagare, a cui si aggiungono le sanzioni e gli interessi.

Che cos’è una cartella di pagamento?

Da un punto di vista puramente procedurale, una cartella di pagamento rappresenta la fase successiva nell’ambito di un percorso di accertamento. Dopo che il contribuente ha ricevuto l’avviso bonario, questi ha 30 giorni di tempo per fare solo due cose:

  1. Riconoscere l’incongruenza contestata e procedere al pagamento della somma richiesta, in forma rateizzata o in una sola soluzione;
  2. Contestare l’avviso bonario perché non si riconosce l’incongruenza e si vuole dimostrare che l’Agenzia ha torto.

Se, trascorsi i 30 giorni, il contribuente non realizza nessuna delle due azioni, l’Agenzia delle Entrate procede con l’invio di una cartella di pagamento. La cartella di pagamento è sempre una forma di comunicazione ma i cui effetti sono ben diversi rispetto a quelli dell’avviso bonario. A questo punto il contribuente ha 60 giorni di tempo per mettersi in regola. La cartella gli ricorda ulteriormente la somma dovuta, a questo punto maggiorata di eventuali altri interessi maturati nell’ultimo periodo trascorso dalla ricezione dell’avviso bonario. Anche in questo caso il contribuente può decidere di pagare oppure di fare ricorso perché ritiene di essere vittima di un errore. Attenzione: trascorsi i 60 giorni l’Agenzia delle Entrate può procedere con l’esecuzione forzosa, ovvero riscuotere in ogni modo possibile il dovuto. Quindi può avvenire la confisca do un quinto dello stipendio, oppure il blocco di un’automobile o di un immobile. Insomma tutto ciò che può essere utile per incassare la somma richiesta.

Qual è il rapporto tra avviso bonario e cartella di pagamento?

Nonostante siano stati presentati come elementi diversi, con caratteristiche formali simili ma le cui conseguenze sono ben diverse per gravita degli effetti, il rapporto tra l’avviso bonario e la cartella di pagamento è molto stretto, e questo è un aspetto che ogni contribuente dovrebbe conoscere. Infatti, anche secondo una sentenza della cassazione, se la cartella di pagamento viene inviata senza che prima sia stato accertato l’invio e la ricezione dell’avviso bonario, la cartella può ritenersi nulla. In entrambi i casi, avviso bonario o cartella, l’Agenzia deve sempre dimostrare di aver notificato la ricezione al contribuente. Per questo l’invio avviene sempre tramite PEC oppure tramite raccomandata postale.  

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