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5 domande sui Not Fungible Token (NFT)

5 domande sui Not Fungible Token (NFT)

Si sente parlare sempre più spesso degli NFT, i Not Fungible Token, che trovano sempre più vasta applicazione nell’acquisto di opere d’arte digitali. In realtà, le ultime tendenze mostrano che il paniere di prodotti acquistabili si sta allargando.



Non sono poche le imprese che infatti sperimentano la vendita di prodotti, più che servizi, tramite NFT. Per questo è importante iniziare a prendere confidenza con l’argomento, in attesa che il Fisco chiarisca la gestione di questa nuova realtà.

Cosa sono gli NFT?

Partiamo dalle basi, prendendo in considerazione che NFT è l’acronimo di Not Fungible Token. Fungibile è una parola che significa scambiabile o intercambiabile. Un qualcosa non fungibile vuol dire che non può essere scambiata, o meglio che scambiando un qualcosa non fungibile si determina anche una modifica rispetto a ciò che si possedeva. Facciamo degli esempi: una banconota da 5 euro, esempio, è fungibile con un’altra banconota da 5 euro perché non si determina alcuna variazione tra ciò che cediamo e ciò che otteniamo. Sia l’uno che l’altro si ritroveranno a possedere una banconota da 5 euro. La questione cambia se l’oggetto dello scambio diventa la carta bancomat, in questo caso si tratta di un oggetto non fungibile in quanto l’una non è identica all’altra. Gli NFT sono delle unità crittografate che servono, tra le altre cose, a determinare la proprietà di qualcosa. Ogni NFT è unico, quindi non può essere scambiato senza perdere, di conseguenza, la proprietà originaria.

Cosa posso acquistare con gli NFT?

L’uso degli NFT si è legato fin da subito all’acquisto di opere d’arte digitali, o comunque prodotti digitali. Attenzione perché quando si parla di “acquisto” di qualcosa non si intende il trasferimento materiale di un oggetto a fronte del pagamento di una certa somma di denaro ma si intende l’acquisto della proprietà di un bene a fronte di un pagamento in denaro per il token che certifica la proprietà dell’oggetto stesso.

Sugli NFT si pagano le tasse?

Non è cosa semplice rispondere a questa domanda. Il motivo è legato alla mancanza di una normativa di riferimento che soltanto nei prossimi anni si potrà costruire con ragionevole certezza. Il pagamento delle tasse, allo stato attuale, non dipende dal token ma dall’oggetto di cui si acquista la proprietà e dai soggetti coinvolti nella transazione. Se l’opera digitale viene venduta dal suo autore che agisce professionalmente in quanto tale, allora la transazione rientra nell’ambito di disciplina del lavoro autonomo. Se invece chi cede la proprietà o l’opera agisce come imprenditore allora l’ambito sarà quello del reddito d’impresa. Allo stesso modo, se l’oggetto a cui si riferisce l’NFT è classificabile come opera d’arte allora bisogna verificare che non si tratti di un caso non rilevante ai fini IVA se la cessione ricade nella disciplina del diritto d’autore. Se invece la cessione è occasionale, allora si configura un reddito da impresa occasionale o da lavoro autonomo.

Dove posso acquistare NFT?

Attualmente la piattaforma più nota è https://opensea.io/ dove è possibile trovare un marketplace in cui acquistare NFT su diversi prodotti, quali opere d’arte grafica, musica, domini internet con estensione ETH e diversi altri prodotti. Le piattaforme sono in crescita continua e nei prossimi mesi saranno disponibili in numero crescente.

Gli NFT vanno dichiarati al fisco?

Attualmente, come precisato in precedenza, non esiste una legge fiscale chiara e univoca. Tuttavia, come avviene anche per altri depositi di crypto monete, le quali anch’esse non hanno ancora un quadro fiscale chiaro, è importante dichiarare il possesso degli NFt tramite il quadro RW della dichiarazione dei redditi.

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